The future is another country

Un recente articolo dell’Economist ipotizza uno scenario in cui gli atenei abbracceranno una sfida globale che consite nell’attrarre studenti stranieri (sempre più numerosi grazie ad una formidabile crescita della mobilità).

Acuni numeri, nel 2000 il 50% degli studenti ha frequentato studi all’estero , la Cina e’ la nazione che manda piu’ giovani all´estero con 200.000 studenti.Per questa ragione questa nazione ci ha visto lungo, considerando anche il fatto che i cinesi (come  gli indiani) sono molto attaccati alla loro nazione e quasi sicuramente torneranno nel loro paese dopo gli studi.

L’articolo dice “Students travel to help themselves, but universities and host countries gain too” . In effetti quando gli studenti partono sono piu’ attratti dalla esperienza che andranno a fare piu’ che da fare gli interessi della loro universita’ e di quella ospitante. Alla fine pero’ i professori si ritrovano a poter ussuffrire di nuovi contatti e condividere le esperienze dei loro studenti che sono partiti. Per questa ragione sicuramente il progetto Erasmus e’ sicuramente una delle intuizioni piu’ geniali che l’EU abbia potuto avere.

Molta gente ottusa pensa che andare a studiare  all’estero sia spinto dalla voglia di trovare ragazze/i disponibili a incontri galanti altri ancora pensano che l’istruzione in Italia sia migliore che in altri paesi, stranamente queste stesse pernone non parlano una seconda lingua…

La sfida dell’education su scala globale comporta l’apertura di sedi estere, la capacità di fornire curriculum di studi non eccessivamente provinciali e, banalmente, disporre di docenti che siano in grado di fare lezioni in lingue che siano parlate da più dell 1% della popolazione mondiale.

Sotto ciascuno di questi punti di vista l’Italia è molto indietro. Non sono a conoscenza di alcuna Università che abbia avviato attività didattiche fuori dal territorio nazionale. Esistono pochissime esperienze di corsi in lingua inglese, che hanno persino attratto le critiche di alcune forze politche che ne hanno fatto oggetto di interrogazioni parlamentari.

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